Cassa Integrazione: quali cambiamenti porta il Covid-19?

Cassa Integrazione: quali cambiamenti porta il Covid-19?

Sarà la Cassa Integrazione Sure, la risposta dell’Europa alla crisi sanitaria dovuta al Covid-19 per i lavoratori europei martoriati appunto dalle restrizioni che hanno portato molte aziende ed industrie a dover rallentare prima e fermarsi poi l’attività produttiva.

Sure rappresenta un piano di 100 miliardi per l’occupazione e il reddito dei lavoratori delle aziende costrette al blocco dalle misure restrittive decise dai Governi europei per limitare i danni dell’espansione del virus.

Il piano è stato annunciato in primis dalla Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen, che attraverso un video messaggio ha spiegato come questo piano rappresenti in pieno la voglia di impiegare forti risorse da mettere a disposizione degli Stati per il sostegno economico, il lavoro a termine o part time e iniziative di formazione dei lavoratori da dover effettuare durante il periodo di blocco.

Verranno sbloccate risorse del valore intorno ai 100 miliardi, una mossa in risposta alla domanda di Coronabond avanzata da alcuni paesi europei compresa l’Italia, a cui si sono opposti alcuni paesi del Nord Europa, tra tutti Germania, Olanda ed Austria.

La proposta è al vaglio dell’Eurogruppo che però si è preso 24 ore di tempo in più per poter dare una risposta definitiva (l’appuntamento infatti era previsto per ieri). Le risorse dovrebbero arrivare da finanziamenti garantiti da risorse presenti nel bilancio europeo e da fondi messi a disposizione dei paesi membri dell’Unione Europea: il meccanismo sarà simile a quello che ha portato alla creazione del Mes.

Abolizione del Modello Sr 41

Guardando all’Italia, l’emergenza Coronavirus impone un’accellerata sul fronte di snellimento della burocrazia, soprattutto per poter favorire aiuti economici e non solo per i soggetti e le realtà più bisognose.

Nonostante le difficoltà enormi mostrate ad inizio mese nel recepire la tempesta di richieste per il bonus 600 euro che hanno di fatto mandato in lock down il sito dell’Istituto di Previdenza Sociale, l’INPS attraverso un comunicato ufficiale, ha voluto fare la sua parte nella lotta alla burocrazia, annunciando una notevole semplificazione nella procedura di pagamento della cassa integrazione.

Sarà infatti eliminato l’obbligo di firma del modello “IG Str Aut” (“SR41”) utilizzato per il pagamento diretto ai lavoratori delle integrazioni salariali. La sottoscrizione del modello da parte del lavoratore non è realizzabile per le restrizioni di mobilità dei cittadini , tuttavia, in un’ottica generale di revisione del sistema, L’INPS ha optato per la definitiva dismissione del modello cartaceo: si passerà all’acquisizione di tutti i dati utili al pagamento diretto tramite i flussi UniEmens.

Inoltre, non saranno più autocertificate le condizioni soggettive di responsabilità da parte del lavoratore, si procederà alla sola verifica d’ufficio con i dati presenti in archivio. Per la certificazione dell’IBAN sul quale avverrà l’accredito, lo stesso INPS si farà carico di verificare direttamente con gli istituti di credito le informazioni già possedute e a partire dal 10 aprile 2020, per le prestazioni pensionistiche e non pensionistiche erogate dall’Istituto mediante l’accredito su conto corrente bancario o postale.

Nell’ambito di semplificazioni del modello SR41, viene promossa l’indicazione del numero di autorizzazione comunicato dall’Istituto; la non obbligatorietà della compilazione dei quadri D ed E, e dei dati relativi allo stato civile, titolo di studio, partecipazione a lavori socialmente utili ed eventuali periodi effettuati.

Cassa integrazione Cigo

CIGO è il nome della Cassa integrazione ordinaria scelta come ammortizzatore sociale per i lavoratori dipendenti a cui accedono i datori di lavoro che appartengono però a seguenti settori:

  • imprese manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  • cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quelle degli operai delle imprese industriali, fatta eccezione delle cooperative ex DPR n. 602/1970, per le quali non è prevista la contribuzione per la CIG;
  • imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • cooperative agricole, zootecniche e dei loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto a tempo indeterminato;
  • imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film di sviluppo e stampa di pellicole cinematografiche;
  • imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • imprese addette agli impianti telefonici ed elettrici;
  • imprese addette all’armamento ferroviario;
  • imprese industriali degli Enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  • imprese industriali ed artigiane dell’edilizia e affini;
  • imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o escavazione di materiale lapideo;
  • imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono l’attività in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalle attività di escavazione.

Per l’integrazione ordinaria queste aziende devono versare contributi pari al: 1,70% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per i dipendenti impiegati, operai ed apprendisti con contratto professionalizzante delle imprese industriali che occupano fino a 50 dipendenti.

Il 2,00% della retribuzione imponibile per imprese industriali che occupano più di 50 dipendenti; il 4,70% della retribuzione imponibile per imprese industriali ed artigiane del settore edile; il 3,30% della retribuzione imponibile per gli operai e gli apprendisti professionalizzanti delle imprese dell’industria e artigianato lapidei; infine l’1,70% della retribuzione imponibile per gli impiegati ed i quadri delle imprese dell’industria e dell’artigianato edile e lapidei che occupano fino a 50 dipendenti.

Il calcolo dell’importo in busta paga

I versamenti di cui abbiamo parlato prima, porteranno ad un calcolo degli importi da elargire ai lavoratori in cui la misura del trattamento integrativo è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore non prestate comprese tra zero e l’orario contrattuale massimo.

L’ammontare massimo dell’integrazione salariale non può superare i “massimali” fissati ogni anno e comunicati dall’INPS, per il 2020 gli importi massimi ammontano a 998,181 euro se la retribuzione mensile del lavoratore comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive è pari od inferiore a 2.159,48 euro: al netto diventano 939,89 euro.

A 1.199,72 euro nei casi in cui la retribuzione mensile di riferimento, sia superiore a 2.159,48 euro: al netto la somma è pari a 1.129,66 euro. Da specificare infine, alcune precisazioni riguardanti l’integrazione salariale: essa sostituisce l’indennità giornaliera di malattia e l’eventuale integrazione prevista nel contratto, è cumulabile con assegni familiari e non è dovuta per festività non retribuite e di assenze senza diritto di retribuzione.

Tag: Abolizione Modello SR41, Covid-19, Modello SR41, cassa integrazione


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