Cassa integrazione studi professionali: quali sono gli strumenti attivi?

Cassa integrazione studi professionali: quali sono gli strumenti attivi?

Anche gli studi professionali non hanno fatto eccezione all’interno del Decreto Cura Italia per quanto concerne la concessione di misure di cassa integrazione dovuta all’emergenza Covid-19, stabilite nove settimana di cassa integrazione da utilizzare entro il 31 agosto 2020, di cui usufruire attraverso due strumenti diversi.

Il primo è riferito all’assegno ordinario FIS per i datori di lavoro con più di cinque dipendenti a carico che non rientrano nell’ambito di applicazione di Cigo e Cigs e orfani di fondi di solidarietà bilaterali. Il secondo riguarda la cassa integrazione in deroga regionale per i datori di lavoro con meno di cinque dipendenti.

Riguardo a questo punto, rimandiamo al paragrafo finale per un apposito approfondimento.

Le modifiche con il Decreto Rilancio

L’approvazione del Decreto Rilancio, ha fatto si che venissero raddoppiate le settimane le settimane utilizzabili, che quindi ora sono 18, l’utilizzo è possibile fino al 31 ottobre 2020 ma le richieste delle nove settimane aggiuntive possono essere inviate solo se sono state utilizzate le prime nove in due periodi distinti:

  • Cinque entro il 31 agosto
  • Le ultime quattro a partire dal 1° settembre

Questo quanto stabilito ed in vigore fino a questo momento anche se all’orizzonte sembrano già profilarsi nuovi cambiamenti: a rendere plausibile questa ipotesi l’annuncio da parte del ministro Gualtieri di un nuovo decreto Economia-Lavoro in cantiere

Secondo voci di corridoio, non è affatto da escludere che questi limiti temporali fissati con il Decreto Rilancio possano alla fine cadere per consentire l’accesso ai fondi da subito per i datori di lavoro che ne hanno bisogno.

Modalità di richiesta

Per i datori di lavoro che rientrano nel FIS, sia le prime 9 settimane che le successive vanno richieste completando la procedura telematica INPS dal proprio datore di lavoro oppure attraverso un intermediario abilitato.Entro i 3 giorni successivi a quello della comunicazione preventiva, resta ancora l’obbligo di informazione, consultazione ed esame congiunto con le rappresentanze sindacali, da poter svolgere anche in via telematica.

Per i datori fino a cinque dipendenti invece la richiesta di cassa integrazione in deroga per le prime 9 settimane va inviata alla propria regione di competenza, attraverso la piattaforma telematica mentre per le ulteriori 9 settimane la procedura è stata modificata e la richiesta va direttamente all’Inps.

In attesa di scoprire quando effettivamente entrerà in piena funzione il Fondi di solidarietà, a muoversi è stato l’Ente bilaterale del settore che è andata in supporto ai lavoratori con le misure di:

  • Versamento di un contributo integrativo una tantum di 250 euro per ogni lavoratore al quale sia stato sospeso o ridotto l’orario di lavoro e per il quale la richiesta di accesso alle integrazioni salariali sia stata autorizzata.
  • Versamento di un contributo straordinario di entità variabile, nell’ipotesi in cui l’ammortizzatore attivato non sia stato concesso per mancanza di fondi.

La richiesta per accedere a questi aiuti può essere fatta dal titolare dello studio professionale direttamente ad Ebipro.

Fondi bilaterali: ritardi sull’attivazione

Per quanto concerne il Fondo di solidarietà bilaterale per il settore delle attività professionali, firmato da Confpressioni, organizzazioni sindacali ed INPS, è bene fare una precisazione, ricordando che seppur il fondo di solidarietà bilaterale è stato istituito a fine 2019, ad oggi non è tutt’ora operativo.

Il motivo è dato dalla mancanza del comitato di amministrazione che dovrebbe deliberare i criteri di concessione degli interventi e dei trattamenti. Un vero e proprio paradosso considerati gli obiettivi con cui nasce, ovvero quello di offrire sostegno ai dipendenti in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, il tutto considerato che la nascita del fondo risale a praticamente tre mesi fa.

Una vera e propria beffa dopo il danno (e non poco) provocato dalla pandemia da marzo in poi per ben 35.500 studi e attività commerciali o di servizi gestite da professionisti come farmacie, laboratori analisi studi di ricerca biotecnologica, oltre che i classici studi commercialisti, notai, consulenti del lavoro con oltre 300mila dipendenti e collaboratori, interessate dal Fondo

Il Fondo è finanziato, come gestione presso l’INPS, dai contributi versati dagli iscritti con le seguenti aliquote:

  • 0,45% della retribuzione imponibile a fini previdenziali per le attività che hanno in media più di tre addetti (apprendisti inclusi); 
  • 0,65% per quelle con più di 15 addetti; 
  • ulteriore 4% delle retribuzioni perse in caso di ricorso all’assegno ordinario.

La prestazione del Fondo sarebbe destinata ai lavoratori subordinati, compresi quelli con contratto di apprendistato, che abbiano un’anzianità di lavoro effettivo presso l’unità produttiva per la quale è richiesta la prestazione di almeno novanta giorni alla data di presentazione della domanda di concessione.

Il Fondo avrebbe l’obbligo di presentare il bilancio tecnico di previsione a otto anni, basato sullo scenario macroeconomico coerente con il più recente documento di Economia e finanza e relativa nota di aggiornamento, fermo restando l’obbligo di aggiornamento in corrispondenza della presentazione del bilancio preventivo annuale, al fine di garantire l’equilibrio dei saldi di bilancio di cui all’art.35, comma 3, del decreto legislativo n. 148 del 2015.

Il condizionale usato sin qui è d’obbligo: finchè non sarà attivo il consiglio di amministrazione e rese note le circolari di istruzioni dell’Inps, resterà solo un progetto sospeso.

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